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Con
il solstizio d’estate è ufficialmente iniziata la
stagione turistica 2009. I tanti osservatori di cui è piena
l’Italia ammettono che la crisi economica costringerà
molti a ridurre i consumi per i bisogni secondari ed a
selezionare le scelte. Il turismo sembra destinato a farne
le spese anche se negli ultimi anni la domanda di settore
s’è fatta meno elastica del passato. In sostanza alla
vacanza non si rinuncia tout
court. Mutano semmai i comportamenti. Più
spostamenti a chilometro zero, meno pernottamenti, maggiore
propensione alle offerte economiche e ricerca della qualità.
Si privilegiano soluzioni pararicettive: piccole
pensioni, parchi di campeggio, appartamenti, residence,
seconde case,ostelli e agriturismi. Anche la domanda estera
è destinata a contrarsi, dal momento che i nostri partner
europei non se la passano meglio di noi. La crisi non sembra
interessare una ragguardevole fetta di vacanzieri che
continueranno a frequentare alberghi d’alta classifica, a
conferma di più accentuati disequilibri di reddito tra le
classi sociali. Si farà sentire, però, su vasti strati di
“nuovi poveri” che non potranno permettersi “uscite”
superiori al fine settimana. Frenano sul fronte
dell’offerta gli investimenti per nuove attrezzature
ricettive e per i necessari ammodernamenti e si fa più
sensibile la concorrenza di Paesi dell’area
mediterranea dove il turismo è entrato da tempo nei
programmi di governo. Una situazione preoccupante da cui si
potrà uscire con la pronta ripresa della produzione, unita
ad una rinnovata fiducia nelle nostre latenti possibilità (Unionturismo
news).
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